Un bagliore, la speranza, la sincerità, poi il vuoto. L'ansia, l'idea, l'attimo, la dimenticanza, l'appiglio. Il telefono, due telefoni, la voce, il prima, morbida, vellutata, amorevole, il dopo, metallica, fredda, meccanica, disturbata, infastidita.
I passi, le scarpe, il fango, l'acqua di vasi trabordanti, la rabbia, il rancore, il dubbio. Le domande, le risposte, le ipotesi, il senso, il non senso, lo sguardo perso, i vetri sporchi, il vuoto.
Il prima ancora, le lacrime piante, le lacrime asciugate, le parole, il conforto, le dita fredde, gli amici, il panino, le ciglia aggrottate, le guance rosse, calci alla polvere.
Gli abbracci, le strette, gli odori, quel mento, quel collo, quel viso, un vortice, sorrisi tesi, le labbra piccole, quegli occhi, i ricordi.
I rimorsi, i rimpianti, i "se", i "ma", il vuoto.
Il tempo cura, la vita cura, la morte cura, la cura non esiste.
Uno sguardo al passato, uno sguardo al presente, il futuro probabilmente è oltre l'orizzonte, e stasera il cielo è maledettamente limpido, ma laggiù, all'orizzonte, sicuramente piove.
"Ottimismo" ricorda stranamente un magico "abracadabra", l'età riporta gli elfi nei sogni dei bambini, le fate scompaiono quando "ottimismo" resta un suono afono senza alcuna descrizione nel vocabolario personale.
"Pessimismo" è l'istantanea da quattro fototessere.
"Ottimismo" era una foto tardo estiva ma ancora molto calda, il sole filtrava fra rami di sempreverdi.
L'inverno si avvicina di soppiatto, striscia lentamente, in silenzio. Poi gonfia il collo e l'appiattisce, e il lento scorrere di spire è una frusta che sibila nell'aria e abbranca il topo. "Ottimismo" scompare, inghiottito, e non lascia che una riga bianca sul foglio. Il vuoto.
La ragione soppianta il sentimento. Il sentimento soppianta la ragione.
La nicotina piacere effimero per dissimulare l'imbarazzo. Il viso porta i segni di mutamenti profondi, aspira nicotina come morte lenta.
Il pianto è un pisciare amaro dagli occhi. Il freddo punge, e non c'è scampo al freddo.
Rimane il pensiero, bastardo compagno logorante, quella misera porzione di cervello che non puoi controllare.
Il vuoto è la soluzione. L'oblio è la casa del vuoto. Il pensiero dannato indomabile riempe il vuoto.
Forse precipitare nel vuoto. Ma il rischio è che nel vuoto ti trascini appresso il pensiero. A volte è freddo, a volte è un tepore piacevolissimo e irrinunciabile, a volte il senso di vuoto si imbeve del pensiero, e l'oblio è più morbido, avvolgente, rassicurante. A volte il vuoto è un bicchiere che era pieno, e riempito del pensiero e poi svuotato resta l'oblio dei fumi dell'alcohol.
"Ottimismo" è un sorriso che dura due minuti, la notte riporta il pensiero, il sonno riporta il vuoto.
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