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Il vuoto

Mon Nov 27, 2006, 8:18 AM
6/11/2006

Un bagliore, la speranza, la sincerità, poi il vuoto. L'ansia, l'idea, l'attimo, la dimenticanza, l'appiglio. Il telefono, due telefoni, la voce, il prima, morbida, vellutata, amorevole, il dopo, metallica, fredda, meccanica, disturbata, infastidita.
I passi, le scarpe, il fango, l'acqua di vasi trabordanti, la rabbia, il rancore, il dubbio. Le domande, le risposte, le ipotesi, il senso, il non senso, lo sguardo perso, i vetri sporchi, il vuoto.
Il prima ancora, le lacrime piante, le lacrime asciugate, le parole, il conforto, le dita fredde, gli amici, il panino, le ciglia aggrottate, le guance rosse, calci alla polvere.
Gli abbracci, le strette, gli odori, quel mento, quel collo, quel viso, un vortice, sorrisi tesi, le labbra piccole, quegli occhi, i ricordi.
I rimorsi, i rimpianti, i "se", i "ma", il vuoto.
Il tempo cura, la vita cura, la morte cura, la cura non esiste.
Uno sguardo al passato, uno sguardo al presente, il futuro probabilmente è oltre l'orizzonte, e stasera il cielo è maledettamente limpido, ma laggiù, all'orizzonte, sicuramente piove.
"Ottimismo" ricorda stranamente un magico "abracadabra", l'età riporta gli elfi nei sogni dei bambini, le fate scompaiono quando "ottimismo" resta un suono afono senza alcuna descrizione nel vocabolario personale.
"Pessimismo" è l'istantanea da quattro fototessere.
"Ottimismo" era una foto tardo estiva ma ancora molto calda, il sole filtrava fra rami di sempreverdi.
L'inverno si avvicina di soppiatto, striscia lentamente, in silenzio. Poi gonfia il collo e l'appiattisce, e il lento scorrere di spire è una frusta che sibila nell'aria e abbranca il topo. "Ottimismo" scompare, inghiottito, e non lascia che una riga bianca sul foglio. Il vuoto.
La ragione soppianta il sentimento. Il sentimento soppianta la ragione.
La nicotina piacere effimero per dissimulare l'imbarazzo. Il viso porta i segni di mutamenti profondi, aspira nicotina come morte lenta.
Il pianto è un pisciare amaro dagli occhi. Il freddo punge, e non c'è scampo al freddo.
Rimane il pensiero, bastardo compagno logorante, quella misera porzione di cervello che non puoi controllare.
Il vuoto è la soluzione. L'oblio è la casa del vuoto. Il pensiero dannato indomabile riempe il vuoto.
Forse precipitare nel vuoto. Ma il rischio è che nel vuoto ti trascini appresso il pensiero. A volte è freddo, a volte è un tepore piacevolissimo e irrinunciabile, a volte il senso di vuoto si imbeve del pensiero, e l'oblio è più morbido, avvolgente, rassicurante. A volte il vuoto è un bicchiere che era pieno, e riempito del pensiero e poi svuotato resta l'oblio dei fumi dell'alcohol.
"Ottimismo" è un sorriso che dura due minuti, la notte riporta il pensiero, il sonno riporta il vuoto.




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Gin Lemon, sigarette, lacrime e canzoni.

Thu Nov 2, 2006, 11:33 AM
Long Island, Orgasmo, Sambuca liscia, Slalom, Gin Lemon, Avana 7, vino rosso, l'ultimo shortino, un euro secco, mi dia un "della casa".

Peso stabile, tosse perpetua, c'è chi dice che la voce profonda mi sta bene, la pancia è quasi piatta, non mi vergogno a vedermi in mutande, anche lo specchio ha smesso di ridere.

Malattia dell'anima, del corpo, prima o poi a tutti, l'inverno si avvicina, non avere l'influenza è peggio che averla.

M'ama non m'ama, m'ama, non m'ama. Ama. Ama la rosa che non colse. M'ama, non m'ama. Sapevo il significato della frase, ora l'ignoro, ora non lo capisco ora lo reinterpreto, ora assume così tanti significati da non averne quasi più.

"Per essere felice ti bastano un bel paio d'occhi chiari", se questo credevo mi sono sbagliato. Il mondo ne è pieno. Ma ne sembra del tutto privo. "Per essere felice stasera ti bastano un bel paio d'occhi neri". Questo sì, mi impegnerò.

La panca per gli addominali, trascurati e reimpegnati, e ancora trascurati. Una panca per affogare un senso di colpa fatto d'ozio e noia e tempo perso a fare...nulla. Allora una panca dà un senso al vuoto che il tempo crea nel nulla già tanto vuoto di suo.

Ammazziamo il tempo per non cadere nella tentazione di ammazzare qualcuno o qualcosa, ammazziamo il tempo con un bollitore elettrico. Mi farei un rum e pera, anche due, tre. Verso l'acqua scelgo il tè. Nessuna bustina mi piace, o nessuna bustina va bene per me stasera, mi lascio guidare degli odori, dai colori. Ma il vecchio barattolo che sembra un trionfo di marijuana, ricco di piccole foglioline arricciate e tritate e compresse e incollate emana un odore di menta penetrante e il tempo acquista un senso nel piccolo rito postpomeridiano.

Mi manca quel ciancicare quintali di biscotti ammollati nel tè...il tavolo bianco, quel vecchio contenitore di metallo, il sapore confortante, il calore, l'odore...ora mi sembra nient'altro che acqua aromatizzatta di nostalgia...

Gin lemon, ci sta tutto, il lago ci sta tutto, il vino ci sta tutto.
La luce delle candele a volte scalda più di un camino acceso, la luce di una candela a volte può illuminare una stanza intera, a volte nelle ombre si possono cogliere più dettagli che nelle carezze del sole. Sigaretta, ci sta tutta. Spesso le sigarette non sono mai abbastanza. Spesso le lacrime non sono mai abbastanza.

Lo specchio, lo stesso specchio, sempre lui, sempre la stessa immagine dentro. E sempre la stessa faccia. Più magra. Non piange più.
Se mi avessero detto "non piangerai più" ci avrei creduto ciecamente. Mi sarei sbagliato.
Perché a volte nei propri occhi ci si può riflettere ben oltre l'iimagine dello specchio. E quando l'iride perde dimensione, la pupilla esplode, diventa un vortice nero. Un vuoto, un sussurro, un sospiro, un baratro. E nel buio puoi vedere quello che vuoi.

Quando quello che vuoi lo vedi coi tuoi occhi nei tuoi occhi scopri che non esistono i "mai più", non esistono le certezze di uno specchio, non esistono neanche più i tuoi occhi. Il bianco è rosso, il marrone è rosso, il nero è rosso. Le lacrime non vengono dagli occhi, da piccoli orifizi, le lacrime vengono da dietro, dal buio, dai frammenti delle tue pupille.

La febbre di un minuto passa, i muscoli perdono tensione. Nulla riacquista un senso. Ma si può sempre fingere. Il giorno scivola via, la sera porta nuovi odori.

Gin Lemon.
Mais tostato.
Sigarette.
Lacrime.
Frammenti.
Parole.
Vino.
Canzoni.



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To be, or not to be...

Mon Oct 16, 2006, 7:46 AM
Essere o non essere, questo è il problema: se sia più nobile d'animo sopportare gli oltraggi, i sassi e i dardi dell'iniqua fortuna, o prender l'armi contro un mare di triboli e combattendo disperderli. Morire, dormire, nulla di più, e con un sonno dirsi che poniamo fine al cordoglio e alle infinite miserie naturale retaggio della carne, è soluzione da accogliere a mani giunte.
Morire, dormire, sognare forse: ma qui é l'ostacolo, quali sogni possano assalirci in quel sonno di morte quando siamo già sdipanati dal groviglio mortale, ci trattiene: é la remora questa che di tanto prolunga la vita ai nostri tormenti.
Chi vorrebbe, se no, sopportar le frustate e gli insulti del tempo, le angherie del tiranno, il disprezzo dell'uomo borioso, le angosce del respinto amore, gli indugi della legge, la tracotanza dei grandi, i calci in faccia che il merito paziente riceve dai mediocri, quando di mano propria potrebbe saldare il suo conto con due dita di pugnale? Chi vorrebbe caricarsi di grossi fardelli imprecando e sudando sotto il peso di tutta una vita stracca, se non fosse il timore di qualche cosa, dopo la morte, la terra inesplorata donde mai non tornò alcun viaggiatore, a sgomentare la nostra volontà e a persuaderci di sopportare i nostri mali piuttosto che correre in cerca d'altri che non conosciamo? Così ci fa vigliacchi la coscienza; così l'incarnato naturale della determinazione si scolora al cospetto del pallido pensiero. E così imprese di grande importanza e rilievo sono distratte dal loro naturale corso: e dell'azione perdono anche il nome.

---Essere, ma anche, decisamente, non essere...---

Cos'é? Cos'ho? Chi? Io. Ma se...? Quando? Che faccio? Indubbiamente sto aspettando Godot.
Penso frammentato, perché la formulazione di un pensiero coerente e adeguatamente lungo è lavoro assai gravoso per mio povero cervello provato. La temperatura cerebrale oscilla pericolosamente tra lo zero assoluto e la temperatura di fusione del ferro. Sto prossimo ad una rottura, l'emicrania la preannuncia. Qualcosa si può rompere, qualcosa si sta rompendo.
I frammenti che cominciano a schizzare via mi tagliano i tessuti, mi sento sanguinare, ho quasi vomitato tre volte stamattina. I tremori sono sempre più incontrollati, credi di avere la febbre e invece sei freddo come un ghiacciolo, l'istinto di dice di cercare un bel muro da prendere a pugni, ma non puoi rischiare che ti licenzino, questo no.
Allora ingoio più forte, mi bevo l'aria a sorsi importanti, cercando di lasciarla fluire nei polmoni, spesso mista a fumo, spesso mista a lacrime.
I frammenti sono una lista della spesa, sono ricordi e sensazioni e piccole emozioni oggi giganti che sormontano la mia voglia di vivere. Ricominciare è quasi impossibile, e poi ricominciare cosa?
Ho messo un nuovo deodorante e ho scoperto che ha la stessa sua fragranza, forse lei usa lo stesso, forse l'odore del tè è uguale per tutti. Mi annuso le ascelle e scopro il suo odore, l'odore che centinaia di volte ho baciato e avrei baciato miliardi di volte ancora sulla sua pelle.
Scopri che la domenica improvvisamente ha perso ogni senso, non c'è più domenica. Il settimo giorno è un ibrido senza nome, il giorno in cui Dio si riposa, e devo ammettere che si vede. Alliscia la sua barba, guarda le partite, compra il giornale, non lancia nemmeno un sguardo di sotto, perché il settimo giorno Dio si riposa. Che fare? Guardare il telefono, sì, si dovesse ricordare che il settimo giorno era IL SUO giorno, IL NOSTRO giorno. Per svegliarsi tardi, per vedersi a pranzo, per stare insieme, per passeggiare mano nella mano. Ironicamente o per vendetta divina il settimo giorno non ci stanno santi, gli occhi mi si spalancano che ancora il sangue cittadino dall'alto dei palazzi non s'è riverso per strada...
Che fai, a che pensi, a chi pensi, con chi parli, che dici, cosa hai mangiato, come sei vestita oggi, il primo nome che t'e venuto in mente, l'ultimo di questa giornata, ti stringi nelle spalle? Le mani in tasca no, quelle solo con me...autodifesa, barriera, ostacolo agli abbracci.
Parigi, e mai più guarderò le ballerine di Degas con l'ammirazione che i miei occhi trasportavano dal quadro a te, e in te rivedevo quella grazia e femminilità che solo la mano dei geni hanno saputo dipingere, che solo Dio sa creare. E Dio quel giorno ha lasciato al loro posto gli uomini, i giornali e le partite, e si è dedicato a qualcosa con vera passione, per farlo non poteva ritagliare cinque minuti di un giorno qualsiasi. Sei nata di Domenica.
Parigi, e mai più saprò che quel francese bellissimo ed elegante proviene dalla tua voce, mai più la torre sarà la torre. Quel grande abominio di ferro sarà solo ferro se non vedo davanti a me la tua nuca e i capelli al vento mentre la guardi in tutta la sua magnificenza, poggiata coi gomiti sulla balconata del Trocadéro.
Addormentarmi davanti alla TV e svegliarmi senza sentire il tuo petto che respira lentamente mi fa sentire freddo.
Guardare un paio di occhi e rabbrividire al pensiero che Dio con le sue mani li ha creati, e mai nessuno sguardo per me è, è stato e sarà più intenso, profondo, bello.
Come mi accarezzi la fronte, le mani, come mi sapevi tenere stretto, è un ricordo inciso sulla pelle, nessuna mano avrà lo stesso tocco di seta.
Dio ha creato te per farmi un dispetto, per darmi un soffio di vita e togliermela?
Scherzare e tiraci l'acqua, sputarsi il dentifricio sulle mani mentre ci laviamo i denti. Non è vero, il divertimento c'è, il trasporto c'è, l'amicizia, la complicità, l'amore, il feeling, c'è, l'attrazione c'è. E non una semplice attrazione, ad attrarsi erano i nostri cuori, il mio viso è quello che è...
La vita continua, la vita si ferma, la vita si sospende, la vita cambia corso, e il corso di un fiume può sempre cambiare e tornare poi a scorrere sul suo letto originario. Quello che l'acqua ha scolpito con l'amore di una madre nella terra che lo accoglie.



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Di nuovo qui...

Tue Sep 26, 2006, 2:58 AM
Rome, 2006/08/20

"L'estate sta finendo..."
Così diceva una canzone di quando ero fanciullo. Il peso della scuola, la fine dei giochi, ma anche l'attesa di rivedere i vecchi compagni, gli amici, rimettere il grembiule, finire in fretta e furia i compiti per le vacanze, e poi le ragazze, le prime cotte, i ricordi estivi da conservare e raccontare, le fiamme dei primi amori che aspettavano il settembre per essere riaccese. Tutto questo era un tempo l'estate che scivolava via.
Oggi è la presa di coscienza che il tempo fugge e nessuna catena può trattenerlo, un'altra estate è andata, un altro giorno sta per cedere il posto al domani. E domani torno a lavoro. Eh sì.
Mi sparo un bel periodo "no limits" lavorativo in attesa di quelle vacanze nuove ancora lontane che mi faranno tirare un po' il fiato. La vita cazzo è ciclica. O forse è una bastardissima spirale. Più gira più il cerchio si stringe e sale, diventa un cono, i giorni passano sempre più rapidi e il ricordo di mia madre che mi annoda il fiocco bianco sarà sempre più fievole. Così è.
Di nuovo qui, stavolta dalla Croazia, con una borsa piena di ricordi da custodire gelosamente, e cose da dimenticare. I sentimenti che si rincorrono sbandano tra il bagno ai piedi di una cascata e il sordo stridere delle parole che mai vorresti sentire, che mai vorresti dire. Così è.
Di nuovo qui, a mettere su foto, a conservare ricordi, a cancellarne altri.
Pace. :peace:

-------||| UPDATE|START |||-------
A Valentina, la mia vita, il mio cuore.

:rose:In un momento
:rose:sono sfiorite le rose
:rose:i petali caduti
:rose:perché io non potevo dimenticare le rose
:rose:le cercavamo insieme
:rose:abbiamo trovato delle rose
:rose:erano le sue rose erano le mie rose
:rose:questo viaggio chiamavamo amore
:rose:col nostro sangue e colle nostre lacrime facevamo le rose
:rose:che brillavano un momento al sole del mattino
:rose:le abbiamo sfiorite sotto il sole tra i rovi
:rose:le rose che non erano le nostre rose
:rose:le mie rose le sue rose.

Dino Campana

3/3/2006 1.58 e niente sonno...dove sei?

Conto le ore, i minuti, i secondi che ci separano, e ogni riflesso che cade sul mio telefono mi dà un sussulto. Oggi è la giornata più lunga. L'eternità sembra scivolata in poche ore, le lacrime che ho sembrano non dover finire mai. Ricordo della primavera e dei panini al parco, le corse all'autobus che alle 14.00 devo rientrare. Ricordo del morbido piacevole tocco delle tue guance, e vederti salire sull'autobus e andare via, pochi metri distante da me e sentirti così lontana...12.51 e se tornassi indietro toglierei la batteria del mio orologio alla stessa ora di domenica scorsa. Ti metterei in una campana di vetro per ripararti dal vento e dalla pioggia e ti farei vedere delle rose. E anche tu capiresti che per me sei diversa dalle altre, perchè è te che ho annaffiato. Ti ho addomesticato e mi sono lasciato addomesticare. Giorno dopo giorno. 12.55 e aspetto sempre la stessa ora per sentire la tua voce, ma oggi non la sentirò.
Tremo all'idea che non siano fluite via lacrime dai tuoi occhi meravigliosi, tremo all'idea che ormai è di qualcun'altro ciò che un tempo era solo mio, e che per la vita avevo deciso di custodire e difendere gelosamente. 12.59.
-------||| UPDATE|END |||-------

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Riassunto delle ultime puntate...

Sun Aug 20, 2006, 3:57 AM
Notizie buone e notizie cattive:
Sto ancora sotto orgasmoshock per la vittoria spettacolosa (e chi se lo aspettava...) dell'Italia ai Mondiali di Francia 9-7-2006: Trionfo, per la pubblicazione su "Fotografare" di Giugno con Emiliano x 4 e per quella (oh sì, di minore intensità, ma...) su "Il Fotografo" di Luglio Industrial Series - Porno.
La triste notizia sta nel vuoto lasciato da un nostro compagno deviante , scomparso prematuramente la notte del 10 Luglio. Pace a lui.
Dove sono le altre cattive notizie?
...perché, queste non vi bastano?
...in effetti non c'è nulla di troppo cattivo, ma la mia barba cresce smisuratamente come la mia pancia e dovrò far presto qualcosa, il lavoro mi scazza come non mai, ho mal di testa e non sono ancora mai andato al mare... non meno importante dalle tasche escono più soldi di quanti ne entrino, e chissà perché pur non comprando niente i conti alla fine tornano sempre... Qua c'è qualcuno che ruba...
...tutto sommato mi sembra di stare nella norma...
Mah...

E poi...come mai TUTTI i fotografi che conosco (e tra questi anche belle seghe...) svoltano un fottìo di soldi e io no? Tra l'altro mi sto anche convincendo che dovrei comprarmi una macchina e uscire dal tunnel dell'autobus...ma come si fa???? COME SI FA????
Bah...

Pace :peace:

:::UPDATE:::
La barba l'ho tagliata, la pancia resta...comunque sto a metà strada, no? :D
:::UPDATE::: :::UPDATE:::
Ma cosa sta succedendo a deviantArt??? Perché non riesco a vedere i messaggi che lascio nelle Home Page (la mia compresa...)? Sono già alcuni giorni che i messaggi non si vedono, poi appaiono all'improvviso per scomparire di nuovo pochi minuti dopo....chissà...

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